Riflessioni sulla fotografia in safari. 34Parallelo.

Serve un progetto!
Riflessioni sulla fotografia in safari
[tratto da 34parallelo]

Spensi il motore qualche metro prima e lasciai che il mezzo, lento, si avvicinasse silenzioso.
Una piccola famiglia di Kudu, una delle mie antilopi preferite, riposava all’ombra di un tamarindo.
Rimasi fermo lì, nella boscaglia, dinanzi ai Kudu.
I miei ospiti, chi al primo safari, chi ormai navigato, cominciarono a scattare.
Raffiche, colpi singoli, addirittura con il flash.

Come mi è accaduto altre volte, tutto si esaurisce in pochi secondi. Gli sguardi sono già sul monitor della reflex, si cancella, si ruota la ghiera a trovare lo scatto migliore e lo si fa subito vedere al “vicino di banco”.
I commenti si sprecano, aspetto solo un “ok” per mettere in moto e cercare il prossimo soggetto.
Le pause, giorno dopo giorno, diventano sempre più brevi e verso la fine dei giorni di safari, quasi tutti gli animali vengono quasi snobbati. Basta zebre, impala ne abbiamo a bizzeffe, i babbuini sono anche al campo.
Non parliamo poi degli uccelli, se non sono grandi o colorati, non se li fila più nessuno.
Computer, hard disk zeppi, schede da scaricare e fare un po’ di pulizia.
Quanta “Fotografia” c’è in tutto questo?
Zero!
Perchè?
[continua su 34Parallelo]

Luci, ombre e app: belle foto con lo smartphone.

Luci, ombre e app: belle foto con lo smartphone
Corriere della Sera (27 luglio 2013)

Un miliardo di nuove fotocamere piomberà nel corso dell’anno in un mondo sempre più popolato di «fotografi». Tanti saranno gli smartphone acquistati nel corso del 2013, i telefoni tanto intelligenti da aver quasi del tutto sostituito – almeno a certi livelli – quegli strumenti monouso che si chiamano macchine fotografiche. E così i nostri hard disk, e le varie nuvole, si riempiono di scatti. Alcuni belli, la maggior parte inutili, ridondanti o semplicemente brutti. Complice il fatto di avere sempre l’arma in tasca, carica di filtri capaci di rendere glamour anche un piatto di spaghetti con le cozze (il «foodstagram» impazza), e una platea social a cui mostrare le nostre imprese…[continua su vitadigitale.corriere.it]

Zambia, South Luangwa N.P. Martin pescatore bianco e nero.

Zambia, South Luangwa N.P.

Martin pescatore bianco e nero (Ceryle rudis) Linnaeus 1758

IUCN Red List

© Stefano Pesarelli

Zambia (South Luangwa National Park). Lion.

Zambia (South Luangwa National Park). Lion.

© Stefano Pesarelli – Foto di copertina di 34parallelo

Gli albori della fotografia, dove nasce la fotografia in Africa?

Gli albori della fotografia, dove nasce la fotografia in Africa?

Quando si pensa alla “fotografia” del continente africano, il primo pensiero va ai safari, immagini da cartolina di savane infinite, foreste lussureggianti, spiagge tropicali e barriere coralline.
Un immaginario iconografico da National Geographic che ci è stato trasmesso e che probabilmente ha plasmato la nostra idea del continente.

Se, invece, si scava leggermente più in profondità, vengono in mente le immagini più classiche, magari in bianco e nero, di bambini poveri o affamati, di guerre e carestie o di certe campagne pubblicitarie lanciate da qualche prestigiosa organizzazione umanitaria per raccogliere fondi.

Eppure da quel lontano 25 gennaio 1839, data in cui Louis-Jacques Mandé Daguerre registrò in Francia il brevetto e presentò la sua invenzione, i fotografi africani hanno profondamente contribuito alla creazione visiva del continente e per comprenderla e apprezzarla bisogna slegarsi da quel geocentrismo europeo che, come in altri campi, può solo condurci fuori strada.

Dove nasce la fotografia in Africa? © Stefano Pesarelli [leggi tutto l'articolo  su 34parallelo]

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